Negli anni ho imparato diverse cose sul criminale colonialismo sionista, come tutte le forme di colonialismo, anche questo razzista, fascista, sterminatore e predatore.
Molte le ho imparate da valenti storici come l’israeliano Ilan Pappè o il prof. Lorenzo Kamel, italiano, ma laureato a Tel Aviv. Altre dai rabbini ebrei newyorkesi, oppure da altri ebrei come i giovani refusenik (obiettori di coscienza) israeliani che ho incontrato.

Insomma gran parte di ciò che so ha un’origine ebraica, in quanto nel nostro mondo “uccidentale” “democratico” quasi tutto questo viene ben celato dietro strati di opacità e di propaganda, che parlano del popolo ebreo come fosse un unico monolito sionista, giustificando così il genocidio e le razzie in Palestina e alimentando l’antisemitismo esistente. Va ricordato, invece, che gran parte degli ebrei ritiene un abominio contrario alla Torah la costruzione di uno stato nazionale prima della venuta del Messia e comunque un organizzazione politica criminale quella sionista.

Per questo ho deciso di riassumere un po’ di cose che ho imparato in questa serie di articoli.
Questo è il quinto, gli altri sono elencati qui:

Il genocidio, questo sconosciuto

Quotidianamente ci sono ignoranti e/o propagandisti che affermano che quello di Israele a Gaza (anzi nella Palestina tutta) non si può definire un “Genocidio“.
Molti di quelli che negano il genocidio lo fanno perché confondono quel termine con i crimini nazisti della “Shoah” (l’olocausto degli ebrei da parte dei nazi-fascisti).
Perfino il Comitato Nazionale dell’A.N.P.I. preferì inizialmente non utilizzare il termine giuridico, ma il giudizio morale di “inammissibile e vergognosa mattanza“, non meno repulsivo, però non altrettanto qualificato in termini di diritto.

Certamente non tutti sono esperti di diritto, ma questa confusione non è accettabile.

Olocausto o Shoah sono due termini che indicano un preciso fatto storico: la persecuzione e lo sterminio delle popolazioni di fede o discendenza ebraica (possiamo dire etnia) da parte dei nazi-fascisti e di tutti i loro complici.
Uno dei più grandi, se non il più grande, abominio avvenuto sulla terra in tutti i secoli, per dimensione ed efferatezza, che – non va dimenticato – si affiancava allo sterminio dei popoli Rom e Sinti (Porrajmos), a quello degli “omosessuali” e a quello degli oppositori politici.

Genocidio, invece, è un termine giuridico, appositamente “inventato” dal giurista di fama internazionale Raphael Lemkin per indicare come reato internazionale qualsiasi “tentativo” di far scomparire un “gruppo di persone” dalla società, proprio come “gruppo”.

Notate che ho messo fra parentesi la parola “tentativo“. Sì perché il reato di genocidio esiste nel momento in cui si “tenta”, a differenza della maggioranza dei reati, non solo quando un criminale riesce ad attuarlo.
A livello teorico, si può essere condannati per genocidio anche se non c’è stato un solo morto, basta l’intenzione di eliminazione del gruppo e per eliminazione si intende anche lo “spostamento” forzato dal luogo in cui tradizionalmente risiede in un altro.

Ma andiamo per gradi:

Lemkin è un avvocato ebreo-polacco e conia il termine genocidio nel 1944, analizzando la persecuzione hitleriana insieme a quella degli armeni da parte dei turchi, di cui lui era stato un grande studioso negli anni precedenti, spinto dalla pulsione interiore di proteggere i civili innocenti dai criminali politico-militari.
Compone la parola con i termini “geno”, dal greco “genos” [γένος] (razza, tribù), e “cidio”, dal latino “caedēs” (uccisione), analogamente a parole come tirannicidio, omicidio, infanticidio, eccetera.

Il termine genocidio viene utilizzato per la prima volta nelle imputazioni del processo di Norimberga (non nella sentenza però), anche questo spinge Lemkin a battersi per trasformarlo in un crimine internazionale ben definito.
Ci riesce nel 1946 quando una Risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU (96) riconosce il genocidio come crimine internazionale.
Nel 1948 ottiene l’approvazione della Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio” (adottata dall’ONU il 9 dicembre 1948 con num. 260 A [III]), che viene firmata successivamente da quasi tutti gli stati del mondo (Israele aderisce nel 1950, lo Stato di Palestina nel 2014, l’Italia oltre a ratificarla nel 1952 [Gazz. Uff. 27 marzo, n. 74], nel 1967 emana anche la “legge universale” 962, detta legge Moro, che ne ricalca le linee).
(vedi anche: https://x.com/ValerioMinnella/status/1968803051868749896 )

Nello scrivere il testo della Convenzione Lemkin rifiuta categoricamente di inserirvi riferimenti alla Shoah. È certo che un riferimento a quello che era stato il maggior genocidio conosciuto avrebbe viziato il processo di determinazione di quando era genocidio e quando no, perché sarebbe stato istintivo soppesarlo a confronto con quello, mentre il giudizio doveva essere basato sui soli criteri indicati nell’articolo 2.
Aveva perfettamente ragione. Malgrado questa sua scelta, oggi abbiamo commentatori (in buona fede e non – soprattutto non) che ripetono frasi simili a “ma questo non è genocidio perché non si può confrontare con la Shoah”, mostrando di non aver chiaro quali sono i 5 atti da prendere in considerazione.

La convenzione indica con precisione cosa si intenda per genocidio e come non si debba sanzionare solo chiunque lo commetta direttamente, ma anche singoli o istituzioni che lo neghino, lo promuovano o comunque ne siano complici.

L’articolo 2 della convenzione definisce il genocidio come esistente qualora uno qualsiasi degli atti indicati sia commesso “con l’INTENZIONE di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale“:
a) uccisione di membri del gruppo;
b) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo;
c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale;
d) misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo;
e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro.

 

Inoltre non si focalizza sulla semplice condanna ex post di un genocidio avvenuto, ma bensì sulla “PREVENZIONE“, da cui deriva un obbligo inderogabile per tutti gli stati firmatari ad attivarsi fin dalla prima notizia di un “rischio” di genocidio (vedi SOTTO Corte Internazionale di Giustizia).

Notare le parole “intenzione” e “prevenzione”: il crimine è tale anche se non viene effettivamente attuato, basta l’intenzione, perché debba essere attuata la prevenzione e la punizione.

Un’altra opinione che circola fra i non esperti è che al mondo non esistano altri casi di genocidio oltre la Shoah, invece in questi anni altre tre accuse per il delitto di genocidio hanno già prodotto condanne nel mondo: Ruanda (1998), massacro di Srebrenica (ex Jugoslavia, 1995) e Cambogia (2012).
I propagandisti sostengono che nella “Striscia di Gaza” non c’è stato genocidio, perché in questi anni la popolazione è cresciuta, oppure che non si può affermarlo in base al numero dei morti, molto inferiore a quello della Shoah.
Basta leggere la Convenzione per vedere che i “numeri” non sono giuridicamente dirimenti, né riguardo ai morti, né ai vivi, perché va analizzato invece l'”intento” genocida, cioè se si intenda eradicare un “gruppo” di individui, identificabile come tale.
In teoria, può esistere un genocidio anche senza un solo morto, per esempio, in seguito a un semplice trasferimento forzato.
ConvenzioneGenocidio1948_Italia1952 )

Malgrado la strenua difesa del sionismo fatta da gran parte dei media dell’Uccidente, il mondo ha ormai compreso che Israele sta commettendo un genocidio a Gaza e in gran parte della Palestina e molti media indipendenti e Organizzazioni pubbliche e Non Governative, Istituzioni ed Esperti di diritto, internazionali e non, hanno affrontato seriamente l’argomento e hanno riconosciuto il Genocidio, o almeno il “rischio” di questo.

Il Guardian, per esempio, ha pubblicato una buona lista di organizzazioni e studiosi, che concludono che i palestinesi a Gaza sono vittime di un genocidio.
Ecco qui sotto un elenco (in parte “rubato” da un tweet di Agnes Callamard). 

ONU e correlati:

CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA e CORTE PENALE INTERNAZIONALE:

    1. Adila Hassim: https://rumble.com/v46r0iq-sud-africa-presenta-la-denuncia-per-genocidio-contro-israele-1-adila-hassim.html
    2. Tembeka Ngcukaitobi: https://rumble.com/v46r23l-sud-africa-presenta-la-denuncia-per-genocidio-contro-israele-1-tembeka-ngcu.html
    3. John Dugard: https://rumble.com/v46rb69-sud-africa-presenta-la-denuncia-per-genocidio-contro-israele-john-dugard.html
    4. Blinne Ní Ghrálaigh: https://rumble.com/v46rivl-sud-africa-presenta-la-denuncia-per-genocidio-contro-israele-blinne-n-ghrla.html
    5. Vaughan Lowe: https://rumble.com/v46rybt-sud-africa-presenta-la-denuncia-per-genocidio-contro-israele-vaughan-lowe.html

ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI:

STUDIOSI di DIRITTO e GENOCIDIO:

(* Questa lista è “in progress” e quindi continuerò ad aggiornarla man mano che troverò altri i contributi e documenti importanti.)

Vanno quindi annoverati almeno questi pareri giuridici:
Commissione speciale ONU (Scrive nel rapporto A/79/363 di pratiche di guerra che presentano elementi caratteristici del genocidio.)
Commissione indipendente dell’ONU (Ha ripetutamente parlato di «atti di genocidio», denunciando violenze sessuali e riproduttive finalizzate a dominare e distruggere la popolazione palestinese.)
La Relatrice speciale ONU sui territori palestinesi occupati Francesca Albanese e il Relatore speciale ONU per il diritto all’alimentazione 
Michael Fakhri (Hanno confermato l’accusa di genocidio)

Inoltre queste organizzazioni ed esperti:
Relatore speciale ONUAmnesty International, Human Rights Watch, B’tselem (ONG israeliana), Physicians for Human Rights (ONG israeliana), Save the Children, IAGS (International Association of Genocide Scholars), Oxfam, Medici Senza Frontiere, Lemkin Institute, PHRIsrael (Palestinian Health Relief Initiative), FIDH_en (Federazione Internazionale per i Diritti Umani), Al-Haq Org, WarOnWant, United for Rights and Justice, PHROC (Palestinian Human Rights Organizations Council), Al Mezan Center, PCHR (Palestinian Centre for Human Rights), ECCHR Berlin (European Center for Constitutional and Human Rights),
Studiosi giuristi e storici israeliani, come Omer Bartov, Amos Goldberg, Raz Segal, Itamar Raz, Daniel Blatman, Shmuel Lederman, Adam Raz. Tutti concordano che siamo in presenza di genocidio.

(fonte: https://x.com/AliRamji2/status/2004788134706639254 )

Il profeta insistente

Infine questi paesi sono intervenuti (o hanno dichiarato che interverranno) presso la C.P.I. e/o la C.I.G. con accuse verso Israele di crimini di guerra o di genocidio:
Sudafrica, Nicaragua, Colombia, Libia, Spagna, Palestina, Cuba, Belgio, Messico, Cile, Bolivia, Irlanda, Turchia, Egitto, Maldive, Bangladesh, Comore, Gibuti.

 

Per chi vuole approfondire l’argomento genocidio, il libro di riferimento oggi in Italia è “Il profeta insistente” dell’amico Girolamo De Michele.

 

Mentre durante la Seconda Guerra Mondiale i nazisti tentarono di nascondere quello che stavano facendo a Ebrei, Rom, Sinti ed altri, oggi nel 2025 i crimini degli israeliani sono ampiamente documentati, con scritti, foto, video e ogni altro strumento di comunicazione.
Spesso sono gli stessi criminali a vantarsi e a rivendicare i loro misfatti.
Si tratta del genocidio più documentato della storia e ci sono decine e decine di dichiarazioni di esponenti israeliani e sionisti sull’INTENZIONE di deportare, distruggere, non far tornare alle loro case la popolazione nel suo insieme.

La domanda principale ora, quindi, non è più se si stia verificando un genocidio, ma cosa stanno facendo i nostri governi per prevenire e fermare il genocidio a Gaza (che si sta svolgendo davanti ai nostri occhi, giorno dopo giorno)?

 

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