Napolitano se ne va, l’ha annunciato e io sono qui in trepida attesa.
E’ stato uno dei peggiori, se non il peggiore dei presidenti di questa malandata repubblica. (Certo che se penso a Cossiga – il protettore di assassini – debbo rivedere l’affermazione precedente).
Che Napolitano non abbia mai compreso che cos’è la democrazia è evidente. Basta pensare che prima della guerra era iscritto al Gruppo Universitario Fascista e, dopo, si trasformò in stalinista (è storica la sua difesa dell’invasione dell’Ungheria da parte di Mosca, che è costata la vita di duemila ungheresi). Di certo ha contribuito a distruggere ed affamare l’Italia, utilizzando il suo peso politico a sostegno di ignobili governi tecnici e/o di “larghe intese”, capaci solo di aumentare disoccupazione e disegualianza sociale.

Io non so se davvero è affiliato alle Ur-Lodges (logge massoniche dedite alle politiche internazionali di restaurazione – la P2 nasceva sotto quell’ala) come alcuni dicono, ma di certo è sempre stato allineato con quelle logiche politiche.
La loro filosofia di oggi sta nella parola “governabilità”, ma la governabilità è l’antitesi della democrazia, tanto quanto la dittatura, di cui è solo una versione più moderna.

La dittatura prevede il dominio di una precisa parte politica, affinché questa salvaguardi gli interessi di una certa oligarchia.
Alla governabilità, invece, non interessa quale parte/ito vinca o perda; l’importante è che la parte vincente non abbia ostacoli, cioè non abbia controlli, su quello che fa. Tanto un modo per infiltrare il potere con il malaffare gestito dall’oligarchia si trova sempre (ove c’è potere, c’è corruzione).
La democrazia è interessante proprio come antidoto alla governabilità:
Storicamente la risposta alle dittature, sono state le rivoluzioni, le guerre civili, le lotte di resistenza, che però esaurivano la loro capacità nel momento in cui la dittatura cadeva. Non amministravano la vita successiva al conflitto, né costruivano un futuro.
La democrazia è antidoto, invece, della sopraffazione quotidiana, in quanto prevede proprio i concetti di controllo e bilanciamento.

Io, da vecchio libertario, non ho mai avuto molta fiducia nella democrazia, ma me la sono studiata parecchio.
Nè vale la pena, perché sicuramente è la migliore forma di organizzazione sociale inventata da coloro che non hanno il coraggio di (o non sanno di potere) governarsi da soli.
La democrazia possiede validi strumenti e potrebbe funzionare, anzi, in certi paesi funziona abbastanza, soprattutto del nord Europa.
Non è il massimo, ma, se applicata, il suo lavoro lo fa.

La democrazia ha grandi armi dicevo, ma è estremamente fragile, perché si regge su di un difficile equilibrio. Finché questo è mantenuto sta in piedi, ma appena si sbilancia, crolla.

L’equilibrio sta nell’impossibilità di un potere di prevalere, o comunque di sfuggire al controllo, di un’altro. Per questo le forme di potere debbono essere più di una e si deve impedire che si accordino fra loro.

Il meccanismo per la gestione dei poteri introdotto con la Costituzione Italiana (scritta da grandi uomini, che si erano resi conto che andava creato immediatamente un seguito alla guerra civile di resistenza) era quasi perfetto:
Chi scrive le leggi (Parlamento) non è chi le deve applicare (Governo), chi governa non è chi controlla che vengano rispettate (Magistratura).
A fianco, non a caso, le basi (teoriche) per una grande libertà di informazione, quale ulteriore forma di controllo sociale.

Approfondendo, si nota che anche all’interno di un singolo potere erano state poste diverse spaccature equilibratici (due rami di parlamento – diverse tipologie di magistrature e diversi gradi di giudizio – la separazione della figura del Capo dello Stato dal Presidente del Consiglio). Si vede un preciso disegno di suddividere i poteri in sotto-poteri, se non in conflitto fra loro, perlomeno non omogenei.

Il principio base su cui si regge la democrazia non è come credono in tanti “partecipare alle elezioni per eleggere un governo”, ma il “rispetto delle minoranze e delle opposizioni” (anche tramite il conteggio delle forze). Rispetto per chi le elezioni le perde e per chi dalle elezioni è escluso (di fatto, o per scelta, o per qualsiasi altra ragione). A garanzia del rispetto, il bilanciameto dei poteri e il controllo di cui prima.

Perché e quando la democrazia funziona, allora?
Funziona quando le minoranze e le opposizioni sono in grado di farsi ascoltare. Funziona quando chi governa viene controllato e ogni sua stupidaggine viene denunciata, messa in piazza e, quanto più possibile, perseguita.
La democrazia vera obbliga il potere più forte a comportarsi al meglio, proprio sfruttando il controllo/conflitto fra il governo e le opposizioni, così come fra i poteri istituzionali.

Possiamo dire che la democrazia è forte e lavora per i cittadini, in un rapporto direttamente proporzionale con la forza delle opposizioni e dei poteri di controllo.
Ma perché ciò si realizzi, è indispensabile che l’opposizione esista e sia, appunto, forte. Nel momento in cui viene a mancare il puntello dell’opposizione, la democrazia si sbilancia e crolla.
Ecco perché non debbono esistere governi, cosiddetti, di unità nazionale o di larghe intese o comunque consociativi: perché aboliscono il concetto di opposizione.

Per questo i giornali ed ogni mezzo di informazione devono denunciare ogni microscopico abuso ed errore, non accettando mai la logica parlamentare di “Fiducia” (non mi oppongo a questo singolo fatto, perché comunque il governo sul resto mi convince).
Non va mai permesso che il buon lavoro (ammesso che ci sia) su di un argomento, diventi alibi di un cattivo lavoro in un altro. Non ci sono buone qualità globali, ma solo singoli atti da valutare, uno per uno, indipendentemente dagli altri.

Su questa base dico che Napolitano non ha mai capito nulla di democrazia ed è stato artefice delle pessime condizioni in cui è caduta l’Italia: lui ha lavorato per abbattere la democrazia, trasformando l’Italia in sistema consociativo, cosa che ha permesso al malaffare di trionfare.

Ma lui, in verità, è stato solo l’ultimo di tanti che, in buona o cattiva fede, hanno lavorato per questo risultato.
Il primo è stato Berlinguer con il primigenio “Compromesso Storico” (a lui riconosco sicuramente la buona fede, infatti si è posto per primo il problema della questione morale). Nel momento in cui ha accettato di non fare più opposizione “netta” alla D.C., però, ha assestato il primo duro colpo alla democrazia, così come era stata pensata dai Padri Costituenti.
Da lì è stato tutto un ruzzolare lungo una china sempre più ripida, che ha visto la copertura delle stragi di stato, la trattativa con la mafia, l’introduzione del maggioritario, la Bicamerale, l’eliminazione delle preferenze nelle schede elettorali, gli sbarramenti per impedire la nascita di nuove opposizioni (il Porcellum e il suo diretto derivato, che io chiamo Merdellum), ecc., che hanno permesso la corruzione bipartisan dilagante, l’abolizione dei diritti dei lavoratori, la rapina dei risparmi tramite titoli spazzatura e altre truffe di questo genere (mascherate da crisi avvenuta “così per caso” e non, come in realtà, governata dai soliti personaggi).

È interssante notare che Napolitano all’inizio contrastò Berlinguer, perché la sua miopia non gli permetteva di capire come il Compromesso Storico fosse la nuova forma di autoritarismo (e naturalmente dibatté anche contro la questione morale).
Negli ultimi anni però pare avere capito benissimo e ha favorito ogni forma di consociativismo e governo di larghe intese, non importa quanto fossero impresentabili i partecipanti, pur di uccidere ogni tipo di opposizione.
Così come ha fatto di tutto per screditare e spuntare le armi ai poteri istituzionali di contrasto al governo (Magistratura e Parlamento).

Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: Dalla caduta del fascismo ad oggi, peggio di così non siamo mai stati. E’ vero che la fame che c’era nel dopoguerra era tanta, ma davanti agli occhi avevamo politici rispettabili (che litigavano, giustamente, fra loro) e una grande speranza di migliorare la nostra vita, cosa che verificavamo anno dopo anno.
Oggi abbiamo solo schifo e rassegnazione ad un peggioramento (che verifichiamo di anno in anno).

Se non siamo in grado di fare a meno dello stato (degli stati), l’unica possibilità di un futuro migliore sta nel ricostruire la democrazia.
Questa può rinascere solo con la sana creazione di una nuova opposizione, che non faccia sconti a chi governa. Non sto neanche dicendo un’opposizione di “sinistra”, come tutti i miei amici vorrebbero, ma di una “qualsiasi” opposizione, purché sia tale.
Democrazia e opposizione, per me, sono diventati sinonimi.
Dovremo anche leggere solo giornali (o blog, naturalmente) che valutino/critichino i singoli fatti, senza filtrarli con le logiche/simpatie di parte.
Sarà necessario criticare con maggior ferocia quelli che ci sono vicini e in cui abbiamo creduto di più, cercando di sostituirli al primo errore, senza perdono.
Non dovremo fare sconti a nessuno, solo così potremo ritrovare la democrazia.

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4 thoughts on “Della democrazia

  • 14 gennaio 2015 at 08:44
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    Un blog ha senso se c’è’ qualcuno che dissente (altrimenti è solo una cassa di risonanza). Provo a farti questo favore 😉
    Dire che la democrazia si regge su delicati equilibri è ovvio. Idem dire che non tutto è accettabile nel nome della governabilità’.
    Nella situazione italiana a me sembra che sventolare simili affermazioni è come far notare a chi non mangia da una settimana che il panino di McDonald che sta addentando gli fa male perché pieno di grassi. Affermazione vera quanto inutile e paradossale in quel contesto.
    A me sembra che l’Italia sia da troppo tempo in un pantano dovuto, tra le altre cose, ad un malinteso senso degli equilibri in democrazia. Di immobilismo si muore. Per questo condivido gli sforzi di chi (tra cui Napolitano) cerca di far compiere al nostro paese delle scelte, magari rischiose o sbagliate, ma che almeno rappresentano un tentativo di uscire dal pantano.

    • 14 gennaio 2015 at 13:31
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      Evidentemente, quello che ci differenzia è il concetto di immobilismo o di pantano.

      Siamo d’accordo che l’immobilismo uccide, ma io sostengo che impedire lo scontro e sostituirlo con il consociativismo siano l’immobilismo, cioè il pantano che incolla sempre gli stessi culi alle sedie , indipendentemente dalle schifezze compiute.

      Mentre, ovviamente per il mio modo di vedere, lo scontro fra poteri e fra maggioranza e opposizione porta ad un costante movimento di ricambio, sia interno alla maggioranza, che fra maggioranza ed opposizioni.
      Secondo me, ad esempio, mantenere Forza Italia nella compagine di potere, in contrasto con i risultati elettorali punitivi e i principi di sostituzione vincitore/vinto, è immobilismo.
      Approvare leggi di depenalizzazione dei reati tipici dei poteri istituzionali, spuntando le armi del sistema di controllo (Magistratura), impedisce la sostituzione di elementi marci, con nuovi (forse) sani.

  • 14 gennaio 2015 at 22:21
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    Stasera sono dell’umore giusto per partecipare a questa discussione appena abbozzata sulla democrazia e sui meriti/demeriti del presidente uscente Napolitano. La bottiglia di barbera tracannata quasi da solo mi aiuterà a non parlare con lingua biforcuta. In vino veritas….
    «Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire» è una frase attribuita a Voltaire (pare che in realtà non l’abbia mai detta) e viene spesso citata a elogio della tolleranza e della volontà di concedere a chiunque, quindi anche alle opposizioni, il diritto di esprimere la propria opinione.
    Per carità, è un principio sacrosanto, ma attenzione a non enfatizzarlo e a non trasformarlo in vuota retorica. Si rischia di farlo diventare come le primarie del PD, ovvero un salvacondotto della falsa coscienza dei democratici che così potranno sciacquarsi la bocca con parole tipo “la base si è espressa”, “il popolo chiamato a dare la propria indicazione l’ha fatto.” Minchiate, non molto diverse da quelle di Grillo quando invoca la democrazia della rete…
    Il problema sta nel concetto di democrazia e nella formazione storica di questa parola. Si poteva parlare a buon diritto di democrazia nell’Atene di Pericle (calma, non incazzatevi subito che ci arrivo). Certamente era una democrazia diretta (uno vale uno) e certamente la democrazia diretta è la sola forma di democrazia reale. La democrazia rappresentativa è un surrogato spesso di scarsa qualità. Peccato che nell’Atene di Pericle gli schiavi e le donne (che erano tanti) non avessero diritto a partecipare…
    La democrazia che abbiamo oggi in Italia è pure peggio di quella Ateniese di allora. Primo perché di diretto non ha mantenuto niente, secondo perché accetta pacificamente che decisioni di fondamentale importanza si possano prendere con poco più del 50% degli aventi diritto al voto (e in futuro potrebbe essere pure peggio).
    Detto ciò, ovvero esplicitato il mio scarso entusiasmo per questa così detta democrazia, devo aggiungere che spalar merda su Napolitano mi sembra ingeneroso ed eccessivo. A me questo presidente non è piaciuto, ma bollarlo come il peggiore della repubblica proprio non ci sta.
    Lasciamo perdere il richiamo ai trascorsi fascisti e stalinisti, è un’operazione da cartellino rosso. Ma quando mai la coerenza ha caratterizzato gli umani in genere e i politici antichi e recenti in particolare ?!? I campioni di coerenza mi fanno paura, e poi non ne conosco.
    Rimane il fatto che Napolitano ha favorito le grandi intese in nome della governabilità. Ora le grandi intese mi stanno profondamente sui coglioni e son d’accordo che la così detta democrazia parlamentare si debba esprimere con l’alternanza: tu governi, io mi oppongo e ti pungolo e poi ci rivediamo a Filippi, ovvero alla prossima tornata elettorale. Però quello della governabilità è un problema reale che non si può liquidare su due piedi. L’anziano Antonio se n’è fatto un’ossessione ed ha accettato di rimanere al colle (sbagliando) perché era ossessionato da un paese allo sbando e ingovernabile.
    Ora si è tirato da parte (era ora !) ma non illudiamoci, il suo successore si dovrà confrontare con gli stessi problemi: legge elettorale, governabilità, bicameralismo, ecc ecc.
    Signori, è la “democrazia” di cui troppo spesso ci sciacquiamo la bocca !

    • 15 gennaio 2015 at 00:06
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      Prima di tutto, ti ricordo che bere da soli fa malissimo. 🙂
      Io qui c’ho del Lacrima di Morro d’Alba, pregevole vino dei castelli di Jesi, che ti invito a venire democraticamente a condividere, visto che hai quasi finito il barbera.

      Detto ciò, ammetto la caduta di stile per aver tirato fuori lo stalinismo (2000 morti, però ….), ma rimango convinto che la scelta di Napolitano di restare per favorire i governi di larghe intese non sia dovuta al fatto che questo paese sia ingovernabile. Al contrario, questa sua scelta (sua e di tanti prima di lui, come ho detto), per me, è una delle principali cause del malfunzionamento di questa nazione.

      Io non sposo la democrazia e sicuramente non voglio che venga coniugata con il perbenismo e il politically correct. Anzi credo che l’unica possibilità che che esiste perché possa funzionare, sia che la gente ricominci a scontrarsi (dialetticamente naturalmente).

      Altro che governi tecnici e di unità nazionale.
      La governabilità verrà dal fatto che qualcuno ha vinto e non dal fatto che si sono spartiti le poltrone, dimenticandosi di contare i voti.

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