Ieri sera ho avuto la possibilità di partecipare ad un evento, presso il Liceo Sabin di Bologna, in cui la senatrice Francesca Puglisi e il prof. Bruno Moretto dibattevano con il pubblico (studenti, genitori e insegnanti), sostenendo l’una le ragioni a favore del progetto governativo “La Buona Scuola” e l’altro della “Legge di Iniziativa Popolare sulla buona scuola” (detta L.I.P.).

Qui potete documentarvi sui due progetti: http://passodopopasso.italia.it  e  http://lipscuola.it/blog/
(il link di “PassoDopoPasso” è quello giusto e non quello sbagliato indicato dalla senatrice, cioè

http://adotta.lipscuola.it/

http://adotta.lipscuola.it/

passodopopasso.gov.it“)
Qui potete visionare una tabellina comparativa fra i punti salienti delle due proposte.

Debbo dire che non mi aspettavo molto dall’evento, non pensavo che potesse essere chiarificatore più di tanto sui dettagli dell’uno e dell’altro progetto (un paio d’ore scarse sono veramente poche per parlare di scuola), ma debbo dire che la senatrice Puglisi mi ha assolutamente convinto: Il progetto di Matteo Renzi “La Buona Scuola” è assolutamente da combattere, a prescindere dalle cose buone che potrebbe contenere, per il modo stesso con cui viene proposto. La sig.ra Puglisi è stata, a dir poco, imbarazzante.

Infatti era assolutamente trasparente: si capiva benissimo che non aveva idea di che cosa sarebbe stato scritto all’interno del decreto (perché si tratta di un decreto legge – dopo ne parliamo) e non è stata in grado di citare neanche una cifra approssimativa dei fondi che verranno stanziati, del numero di ore di studio delle classi, del numero di insegnanti in più che saranno aggiunti all’organico, ecc..
Perché non era in grado? Ma perché nessuno le ha ancora detto cosa ci sarà in quel decreto. Parlava come se lei avesse partecipato a chi sa quali elaborazioni progettuali, ma la verità è che il decreto verrà scritto con la stessa trasparenza con cui questo governo ha promulgato gli altri, cioè con i ministri che cadono dalle nuvole per le clausole inserite all’ultimo minuto a loro insaputa e che gridano alla manina fedifraga.

Parliamo di soldi:
Il prof. Moretto è stato chiaro sui finanziamenti previsti nella LIP: il 6% del PIL nazionale, che è la media europea. Sono pochi? Sono molti? Sicuramente stare nella media, non vuol dire essere al meglio, ma se li confrontiamo con gli stanziamenti attuali (che mi pare non raggiungano il 2%), non è un salto da poco.

La senatrice Puglisi ha blaterato di investimenti qui, di investimenti là, ma nessun valore solido. Ha detto che assumeranno 150.000 docenti precari (già lo sapevamo, ma sapevamo anche che andavano assunti comunque per una sentenza della Corte Europea) e ha parlato di un certo quantitativo di insegnanti in più per poter modellare meglio l’offerta formativa sulle peculiarità locali. Quanti insegnanti? Boh. Da 2 a 7. Da 2 a 7 per scuola? Mah, forse sul gruppo di scuole, sulla rete che le scuole tessono fra loro.
Per cosa saranno utilizzati? Per ridurre le cosiddette classi pollaio? (Incidentalmente: oggi abbiamo classi dai 26 ai 32 alunni, la LIP indica esplicitamente classi da 22). Per ampliare l’offerta formativa? Per coprire le supplenze che oggi sono totalmente scoperte? Boh. “Ma sì, noi pensiamo ad una scuola che offra di più, dove si insegni di nuovo la musica, la storia dell’arte, le lingue. Ma saranno poi le scuole che decideranno cosa farci, perché noi non ne abbiamo idea.” (Vabbé. Quest’ultima frase ce l’ho aggiunta io, ma di più non era dato capire).

“Ma non vogliamo dargli una scuola migliore ai nostri figli?” Sì, certo, che vogliamo dargliela, ma invece di fare stupide  domande retoriche di questo genere, ci vuoi dire cosa scriverete nel decreto per trasformare questa scuola in una scuola migliore? No. Tutte frasi del tipo: “Noi vogliamo una scuola che avvicini i ragazzi al mondo del lavoro.” “Noi vogliamo una scuola che diventi un ascensore sociale.”  Moh, mi vuoi dire che motore ci metti sotto questo ascensore? Niente. Il vuoto assoluto, riempito di parole ugualmente vuote e nessun numero chiarificatore.

A proposito di valori, ad un certo punto, è venuto fuori il fatto che la scuola non è gratuita e del contributo “volontario” che i genitori debbono versare annualmente. La gentile sig.ra ha avuto il coraggio di dire che il contributo è, appunto, volontario e quindi non siamo obbligati a versarlo. Ma sta scherzando o ci prende in giro?
Io faccio parte del Consiglio di Istituto del Liceo di mio figlio e mi sono documentato: Il nostro liceo dal 2005 al 2010, circa, ha accumulato un credito nei confronti dello stato di parecchie centinaia di migliaia di euro. Dal 2010 in avanti lo stato ha colmato parte dei suoi debiti, ma tuttora ci deve circa 350.000 euro (mi risulta che altre scuole siano messe un po’ meglio, ma tutte vantano crediti enormi). Se non ci fosse il contributo “volontario” dei genitori, addio Piano dell’Offerta Formativa.
Il governo Salderà questi debiti? No. E’ già certo. Il ministero ha già chiesto alle scuole di depennarli dai bilanci e procedere ad una cancellazione tombale.

Ma perché un decreto legge? Un decreto legge, per norma costituzionale, deve essere utilizzato solo per particolari condizioni di urgenza e necessità. Non si può dire che ci sia la necessità di risparmiare qualche mese su di un argomento di questo genere. La scuola è uno dei caposaldi fondamentali indicati nella Costituzione. Una sua ristrutturazione merita il maggior dibaddito possibile, sia in sede parlamentare, che nella società civile.
E’ capibile l’urgenza per l’assunzione dei precari, per ottemperare alla sentenza Europea, ma la riforma? Non è meglio partare in parlamento le due proposte e votare la migliore, e magari migliorarla ulteriormente?
Anche la Puglisi, non è riuscita a dare spiegazioni più convincenti di queste. Alla fine è partita con una sparata di quelle che gridano vendetta: ha detto “Dobbiamo fare un decreto perché in questi anni abbiamo sprecato troppo tempo inutilmente.

Non ci ho visto più. “Abbiamo, chi?”. Le ho chiesto. “... Ma … abbiamo perso tempo.” “Abbiamo, Voi!” ho dovuto quasi gridare. Questa vuole farci credere che loro fanno un decreto perché il tempo lo abbiamo perso tutti insieme, noi e loro. Ma chi crede di prendere per il culo? E’ dal 2006 che la Legge di Iniziativa Popolare è depositata alla Camera e lor signori non si sono degnati di discuterla, non dico approvarla, ma nemmeno di discuterla.

Bene. Vi invito tutti a firmare la lettera aperta al Presidente della Repubblica contro l’uso distorto della decretazione d’urgenza.

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