Il blogger torinese, credo, Karim Metref ha scritto un interessante post che s’intitola “Mi dispiace, ma io non sono Charlie“.

In questo articolo, che vi invito a leggere, fa un’analisi di come si sono evoluti i gruppi radicali islamici, trasformandosi in eserciti di conquista e di terrore, e di come siano stati finanziati, utilizzati e strumentalizzati dalle grandi potenze, dai grandi gruppi di potere e da chiunque può trarre vantaggio da un innalzamento del cosiddetto “scontro fra civiltà”.

Kametref ricostruisce con minuziosa precisione una mappa di azioni ed intenzioni che non si può non condividere. Ci mostra chi sono i gruppi islamici del terrore, a partire dal GIA algerino, passando per Al Qaeda, fino all’Isis e Boko Haram.
Ci ricorda chi li ha creati e nutriti anni addietro in chiave anti sovietica, facendo quello che anni prima aveva fatto in Europa, finanziando il terrorismo neofascista tramite la rete Stay Behind (genitrice della nostra Gladio), giocando con un mostro frankensteiniano, che solo una mente malata poteva pensare di riuscire a controllare, accendendolo e spegnedolo a piacimento, e che invece ha preso il sopravvento.

Ci indica anche chi oggi trae vantaggio politico in Europa dall’esistenza di questi terroristi, cioè le destre dei Le Pen e dei Salvini, che speculano sui morti e sull’ignoranza, soffiando su un fuoco fatto di cadaveri, che hanno ricevuto gratis.

Nella prima parte del post Karim ci racconta anche di come Charlie Hebdo si sia trasformato da giornale di satira, erede del grande Hara-Kiri, in un una brutta copia di quel che era e abbia intrapreso una sua guerra islamofoba.

Io non so quasi nulla di cosa sia diventato Charlie Hebdo, non l’ho mai letto e lo conosco solo di nome. Certo mi fa male sentire di un Wolinski che non è più quello che adoravo 30-40 anni fa, quando insieme a Reiser disegnava le più feroci e dissacranti striscie che io ricordi (ne conservo ancora tante nella mia collezione di album di allora), ma non ho motivo per non credere al nostro blogger.

Per la solidarietà con interi popoli arabi, asiatici e africani (mussulmani e non), che stanno soffrendo per colpa di questi terroristi (i morti europei/occidentali in verità sono poca cosa in confronto alle migliaia e migliaia di siriani, nigeriani, libici, ecc., che sono ostaggio di delle diverse fazioni in guerra e che, per di più, vengono accomunati ai loro torturatori), e anche perché Charlie non è più Charlie, Karim dichiara di non poter essere nemmeno lui Charlie.

Qui, io mi dissocio da lui.

E’ certo che il mio dichiararmi Charlie verrà strumentalizzato.
La stampa di regime conterà tutti quelli che hanno il cartello con scritto “Je suis Charlie” e li mostrerà al mondo come un unico organismo indignato dell’insulto alla meravigliosa libera civiltà occidentale. Non interessata a mostrare qual’è la motivazione che sta dentro ad ognuno di noi.
Ma io debbo correre questo rischio, debbo dichiararmi Charlie.

Al di là delle qualità loro e del loro lavoro, quelli di Charlie Hebdo erano uomini e sono stati brutalmente assassinati da altri uomini che pongono la loro stupida verità (tutte le verità sono stupide) più in alto della vita di un altro uomo. E io debbo dire “Je suis Charlie” per loro.

Gli ebrei assassinati nel negozio kosher erano uomini e io debbo dire “Je suis Juif”.

E il poliziotto mussulmano Hamed è stato assassinato da chi pensava di essere l’unico depositario di quella fede. Ed io, che non credo in nessun dio e non stimo le polizie, debbo dire “Je suis Hamed”.

Tutti loro sono prima di tutto uomini e, anche se i media e i loro padroni tentano di trasformare questo urlo di appartenenza in una dimostrazione di conformismo da spettatori televisivi, non posso sottrarmi dal rivendicare la somiglianza di tutti quei morti con me. Erano, come me, tutti uomini e adesso sono morti.

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